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L'alta mortalità dei suinetti mette in discussione il modello produttivo danese

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L'alta mortalità dei suinetti mette in discussione il modello produttivo danese

L’alta mortalità dei suinetti (24% dei soggetti nati) mette in discussione il modello produttivo danese

 

Il problema sta provocando prese di posizione allarmanti sui media nazionali. L’Università di Aarhus è stata incaricata  da Danish Veterinary and Food Administation di analizzare il problema ed individuare possibili soluzioni.

La causa del fenomeno è la forte spinta impressa all’aumento del numero di suini nati per parto. Lo studio ha messo in evidenza che negli ultimi 6 anni negli allevamenti commerciali i nati morti  sono circa il 24% del numero totale dei nati. La mortalità è provocata da sofferenza per carenza di ossigeno durante il parto, da ridotta vitalità dei soggetti nati sotto peso e immaturi, da minor capacità di termoregolazione e capacità di alimentarsi alla mammella, da maggior suscettibilità allo schiacciamento. Oltre al danno produttivo il fenomeno ha ripercussioni di carattere etico. Infatti, è stato dimostrato che  gran parte dei suini che muoiono entro pochi giorni dalla nascita soffrono dolore, fame, paura e stress prolungato.

Un altro aspetto critico connesso alla gestione delle nidiate numerose è la disponibilità di un sufficiente numero di mammelle funzionali della scrofa. Qualora questo non fosse assicurato gli allevatori danesi devono adottare pratiche di baliaggio che provocano un aggravamento delle condizioni fisiologiche della scrofa stessa e ne pregiudicano la carriera riproduttiva. Infatti, la  rimonta obbligata in Danimarca è altissima e determina un significativo appesantimento dei costi produttivi.

Per contrastare questi effetti indesiderati la selezione danese introdusse nel 2004 un correttivo, si trattava dell’utilizzo ai fini del miglioramento genetico del dato “numero di suinetti vivi a cinque giorni di età”. I risultati attesi non si sono manifestati a livello di allevamento commerciale e lo studio dell’Università di Aarhus suggerisce in proposito il ricorso ad ulteriori accorgimenti selettivi con l’aspettativa di poter migliorare la situazione fra tre - quattro anni.

Questa esperienza conferma la necessità di affrontare il miglioramento genetico delle razze suine con un giusto bilanciamento tra prestazioni e rispetto dell’equilibrio fisiologico degli animali.

A questo proposito è utile ricordare che la selezione italiana ANAS consente l’aumento del numero di suinetti vivi e svezzati abbinato all’allungamento della carriera della scrofa per abbattere i costi della rimonta e il costo di produzione di ogni singolo lattone.